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IL MONDO DEI DIAMANTI.

Si pensa che i diamanti siano stati inizialmente riconosciuti ed estratti in India, dove furono trovati in depositi alluvionali lungo i fiumi Krishna e Godavari. Erano utilizzati nelle icone religiose ed è probabile che fossero noti e considerati preziosi già 6.000 anni fa. I diamanti giunsero nella Roma antica dall'India: vi sono chiari riferimenti circa il loro utilizzo come strumenti d'incisione. Fino al XVIII secolo, i diamanti provenivano esclusivamente dall'India o dal Borneo: solo nel 1725 in Brasile, nello Stato di Minas Gerais, furono trovati i primi diamanti provenienti dal Sudamerica. Successivamente nel 1843 fu rinvenuto il carbonado, un aggregato microcristallino di diamante, di colore bruno-nero, impiegato nell'industria. Il primo ritrovamento in Sudafrica avvenne nel 1867, nei pressi delle sorgenti del fiume Orange. Fino al 1871 vennero sfruttati unicamente i giacimenti di tipo alluvionale: in seguito si scoprì l'esistenza dei camini diamantiferi, dei quali il più noto è la miniera di Kimberley che ha dato il nome alla roccia madre del diamante, la kimberlite. Nel Settecento furono scoperti giacimenti nel Borneo, dando inizio al commercio del diamante nel sud-est asiatico. Con l'esaurimento delle risorse indiane, il Sud Africa divenne quindi il principale centro mondiale per la produzione di questa preziosissima gemma.

I giacimenti diamantiferi si suddividono in due gruppi: primari e secondari. I giacimenti primari sono quelli in cui i diamanti si trovano ancora all'interno della roccia madre (tipicamente, la kimberlite). I secondari sono quelli in cui essi si trovano dispersi in rocce sedimentarie spesso incoerenti tipo sabbia o ghiaia, trasportati lontano dai luoghi dove si trovava la roccia madre e da cui derivano per disgregazione della stessa, ossia in terreni alluvionali. Le più famose miniere diamantifere sono quelle di Kimberley e la Premier Mine, entrambe in Sudafrica. Le miniere nei dintorni di Golconda in India hanno fornito fino alla metà dell'Ottocento la quasi totalità dei diamanti prodotti nel mondo.

I diamanti sono la modificazione cristallizzata del carbonio puro; poiché si sono formati, come il petrolio, in milioni di anni, sono un minerale esauribile. Il colore è vario, così come le dimensioni dei cristalli che molto raramente superano quelle di una nocciola.

Tutti i diamanti sono rari, ma alcuni sono più rari di altri e quindi di maggior valore.

LE 5 C DEI DIAMANTI

Dato che i diamanti hanno un valore molto elevato, prima di acquistarli, è essenziale disporre di un sistema di misurazione per comparare le molteplici, diverse qualità. A questo scopo, tra gli anni 1940 e 1950, il G.I.A. (Gemological Institute of America) ha sviluppato l’International Diamond Grading System ™ e il sistema delle 4 C: CARAT (Peso in carati), CLARITY (Purezza), COLOUR (Colore), CUT (Taglio). La quinta C, in aggiunta alle precedenti, è il CERTIFICATE (Certificato).

COLOUR (COLORE): PIÙ IL DIAMANTE È BIANCO TRASPARENTE, PIÙ È ALTO IL SUO VALORE

Il miglior colore per un diamante è la totale assenza di colore. In un diamante completamente privo di colore, la luce penetra ed esce con i colori dell'arcobaleno. Quando si certificano i diamanti bianchi, la tonalità viene suddivisa in lettere iniziando dalla D (bianco eccezionale) fino al colore Z (giallo canarino). In natura, il diamante si può trovare in vari colori, con contaminazioni o spostamenti all'interno della griglia di valori.

CARAT (CARATO): A PARITÀ DI QUALITÀ, IL PESO INFLUISCE MOLTO SUL VALORE

Il peso dei diamanti si esprime in carati. Nel 1914 il carato venne preso come unità di misura a livello internazionale, corrispondente a 0.20 grammi ovvero un quinto di grammo (1 carato = 0.20 grammi). Dopo il 1914 però, grazie all’introduzione delle prime bilance di precisione per quell’epoca, si rese necessaria una misurazione del peso ancora più dettagliata e precisa: il carato fu così suddiviso in punti con l’equivalente che 100 punti sono uguali a 1 carato.

CLARITY (PUREZZA): IL DIAMANTE SENZA INCLUSIONI È PIÙ PREGIATO

Serve a valutare la trasparenza e la rarità di una gemma, in base alla visibilità di queste caratteristiche con un ingrandimento di 10 volte eseguita da uno specialista. Una gemma è considerata priva di imperfezioni se non sono visibili né inclusioni (difetti interni) né difetti (imperfezioni esterne).

CUT (TAGLIO): UN DIAMANTE BEN TAGLIATO DARÀ IL MASSIMO IN LUCENTEZZA

La precisione e la delicatezza con cui viene tagliato un diamante determinano la sua brillantezza, il suo fuoco e quindi la sua bellezza. Il taglio a brillante è la forma più conosciuta ma esiste un’ampia varietà di forme che va dalle più tradizionali: marquise, goccia, smeraldo, ovale, baguette, carré o cuore sino alle più fantasiose e creative. I tagli a fiore, iniziano ad essere popolari e sono un perfetto connubio tra l’arte dei tagliatori e la tecnologia moderna.

TAGLIO ALTO

TAGLIO BASSO

TAGLIO IDEALE

CERTIFICATE (CERTIFICATO): LA SUA IMPORTANZA

Le certificazioni dei diamanti, dopo un’attenta analisi delle caratteristiche fisiche degli stessi, attestano il valore della pietra preziosa. I tre istituti più affidabili e ritenuti i migliori dai professionisti del settore, riconosciuti a livello mondiale, sono il Gemological Institute of America (GIA), l’International Gemological Institute (IGI) e il Hoge Raad voor Diamant (HRD). 

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Struttura e proprietà dei diamanti

Il diamante è una delle tante forme allotropiche in cui può presentarsi il carbonio; in particolare, il diamante è costituito da un reticolo cristallino di atomi di carbonio. Nel corso di milioni di anni cresce a strati monomolecolari, generando forme (ottaedri, cubi, dodecaedri, etc). Il cristallo puro è trasparente, con indice di rifrazione che varia da 2,465 a 397 nm, da 2,427 a 527 nm, da 2,417 a 589 nm, da 2,408 a 670 nm, e da 2,402 a 763 nm. La durezza del diamante è il valore massimo della scala di Mohs, cioè 10: ciò lo rende massimamente abrasivo, da qui il suo principale uso industriale.

I diamanti hanno moltissime applicazioni grazie alle loro caratteristiche. Le più rilevanti sono l’estrema durezza, l’elevato indice di dispersione ottica, l’altissima conducibilità termica, la grande resistenza agli agenti chimici e il bassissimo coefficiente di dilatazione termica, paragonabile a quello dell’invar. I diamanti sono altamente idrorepellenti: l’acqua non aderisce alla loro superficie, formando gocce che scivolano via facilmente. La resistenza agli agenti chimici è molto elevata: i diamanti non sono intaccabili dalla maggior parte degli acidi e delle basi, anche in concentrazioni elevate.

Fluorescenza

Alcuni diamanti, se esposti ad una luce ultravioletta, mostrano uno scintillio visibile chiamato fluorescenza: è un fenomeno naturale che incide sul 28% circa dei diamanti. La sua classificazione è suddivisa in 5 valori:
NONE (NULLA), FAINT / VERY SLIGHT (DEBOLE / LEGGERA / LIEVE), MEDIUM / SLIGHT (MEDIA), STRONG (FORTE), VERY STRONG (MOLTO FORTE).

Anche se la fluorescenza dei diamanti può essere di diversi colori (arancio, gialla, bianca, etc.) quella più comune è blu.

I diamanti con fluorescenza nulla (none) o al massimo debole/leggera (faint) sono senz’altro da preferire perché più apprezzati e commercialmente più costosi di quelli aventi valori maggiori. Non può, in linea di massima, essere vista come un difetto ma come una caratteristica di alcuni diamanti. In caso di condizione di luce normale, la fluorescenza di norma non ha un effetto sull’aspetto del diamante ed è difficilmente visibile ad un occhio poco esperto. In caso però di diamanti con fluorescenza forte e molto forte, la pietra può apparire lattiginosa (milky) e questo la rende meno bella e, di conseguenza, viene proposta sul mercato con prezzi inferiori.

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Perchè i diamanti sono così preziosi?

I diamanti, formatisi miliardi di anni fa, sono rari perché solo pochi sono sopravvissuti al rischioso percorso di risalita dalla profondità della terra alla superficie. Ottenere una quantità relativamente piccola di pietre, sia per gioielleria che per uso industriale, non è facile nemmeno con la tecnologia odierna. Approssimativamente devono essere estratte e lavorate 250 tonnellate di kimberlite per ottenere un diamante da gemma di un carato di buona qualità.

Durezza

Non tutti i diamanti hanno la stessa durezza. I diamanti più duri provengono dall’area del New England nel Nuovo Galles del Sud (Australia). Questi diamanti sono in genere piccoli, di forma ottaedrica perfetta o semiperfetta e sono utilizzati per lucidare altri diamanti. La loro durezza è considerata il risultato della modalità di accrescimento del cristallo, che è avvenuta in un’unica fase. La maggior parte degli altri diamanti evidenzia invece un accrescimento del cristallo in fasi successive, con inclusione di impurezze e la formazione di difetti nel reticolo cristallino con conseguente diminuzione delle caratteristiche di durezza.

Tenacità

La tenacità rappresenta la capacità di un materiale di assorbire energia in campo plastico, cioè di subire degli urti senza fratturarsi. La tenacità media del diamante naturale è stata misurata in 3,4 MN m-3/2, ma varia molto in funzione della caratura (cioè del peso e quindi della grandezza) e della presenza di imperfezioni interne. Questo valore è buono e maggiore di tutte le altre gemme, ma inferiore a molti altri materiali. Come per ogni cristallo, la capacità di resistere agli urti varia a seconda del piano in cui è diretta la forza incidente. Un forte colpo di martello può comunque rompere facilmente un diamante, e anche urti accidentali possono danneggiarlo.

Resistenza al calore

La resistenza al calore e al fuoco è molto elevata, ma dipende dalle dimensioni. Un comune diamante commerciale resiste alla fiamma viva in atmosfera fino a circa 1.520 °C; negli incendi la temperatura può raggiungere i 1.000 °C, ma non supera generalmente i 1.200 °C, per cui un diamante rimane inalterato. Viceversa una polvere fine di diamante è facilmente infiammabile a contatto di fiamma, bruciando senza lasciare residui e trasformandosi completamente in CO2. In assenza di fiamma il diamante brucia in atmosfera, con una debole fiamma azzurra, alla elevatissima temperatura di circa 3.550 °C. In atmosfera di ossigeno brucia a circa 800 °C. 

La gemma più internazionale

Prima che un diamante raggiunga la mano di una donna, probabilmente tocca almeno quattro continenti e le mani di centinaia di persone. Infatti, è necessaria l’esperienza di molti abili artigiani per il complicato processo di estrazione e rifinitura di un diamante. Nonostante i diamanti siano stati estratti per la prima volta in India più di 2800 anni fa, la moderna industria si sviluppò solo alla fine del XIX secolo con le prime scoperte in Sud Africa. Oggi, tuttavia, i cinque maggiori paesi produttori di diamanti garantiscono il 90% del volume dell’approvvigionamento mondiale di diamanti grezzi. Il Sud Africa, invece, ne fornisce più della metà in termini di valore. I paesi produttori più importanti sono: Botswana, Namibia, Sud Africa, Angola, Russia, Zaire, Australia.

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Rivelare la bellezza: quando l'investimento diventa gioiello

Un diamante grezzo non ha affatto la forma che tutti ci immaginiamo: è l’abilità del tagliatore a svelare bellezza nascosta del diamante. L’abilità richiesta per quest’arte è stata tramandata nei secoli, di generazione in generazione, ed è un’arte per la quale non sono ammessi errori. Il rischio non è soltanto per la pietra in sé, bensì per le tante ore, addirittura mesi di lavoro, che sono richiesti per tagliare e pulire ogni gemma. Durante questo lungo procedimento, ogni diamante perde in media il 50% del suo peso originario. La bellezza di un diamante dipende dal modo in cui esso riflette la luce. Il tagliatore deve quindi sfaccettare la pietra in maniera tale che la luce venga riflessa all’osservatore, possa penetrare dalla parte superiore, riflettere all’interno e fuoriuscire dall’alto.

Diamanti sintetici e non naturali

Con l’espressione diamante sintetico si intende un diamante prodotto attraverso un processo tecnologico. Il diamante sintetico è anche conosciuto come diamante HPHT o CVD, sigle che ne denotano il metodo produttivo: High-Pressure High-Temperature (sintesi ad elevata pressione e temperatura) e Chemical Vapor Deposition (sintesi a deposizione chimica da vapore). Questi due processi continuano a dominare nella produzione del diamante sintetico. Le proprietà del diamante sintetico dipendono dai dettagli dei processi produttivi e possono essere inferiori o superiori a quelli del diamante naturale. Il prezzo di questi diamanti, sono solitamente molto meno costosi dei diamanti naturali (all'incirca 1/3 del prezzo dei naturali).

Conducibilità

Esistono o sono allo studio altre applicazioni specialistiche, compreso l’uso come semiconduttore: alcuni diamanti blu sono semiconduttori naturali, a differenza degli altri diamanti che invece sono eccellenti isolanti elettrici. Il diamante esposto all’aria mostra in alcune condizioni un comportamento da conduttore sulla sua superficie. Il fenomeno venne scoperto da Maurice Landstrass e K. V. Ravi nel 1989. Nel dicembre 2007 un laboratorio del Case Western Reserve University di Cleveland ha dimostrato che la conducibilità avviene per mezzo di un film acquoso sottile deposto sulla superficie del diamante. Il film d’acqua scambia coppie di elettroni con la superficie rendendola conduttrice. Il diamante si dimostra un ottimo conduttore termico ma ad alta temperatura tende a decomporsi in semplice carbonio.

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Simbolo di amore

Non si sa quando fu trovato il primo diamante, ma da un antico testo sappiamo che in India, già nel IV secolo a.C., si scambiavano diamanti e che fino al XVIII sec. l’India rimase l’unico produttore. Fino al XV secolo soltanto i re indossavano diamanti come simbolo di forza, coraggio e invincibilità. Col passare dei secoli, i diamanti sono diventati il dono d’amore per eccellenza. Si diceva infatti che le frecce di Cupido avessero la punta di diamante, pietra che possedeva un ineguagliabile potere magico. La tradizione dell’anello di fidanzamento con diamante si instaurò solo nel 1477 quando l’arciduca Massimiliano d’Austria donò un anello con diamanti a Maria di Burgundia. La ragione per cui le donne indossano l’anello all’anulare della mano sinistra risale invece ai primi Egizi. Essi credevano infatti che la vena amoris (la vena dell’amore) corresse direttamente dal cuore alla punta dell’anulare della mano sinistra.

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